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Calcio a 5, Volpecina: “Mio padre è il mio idolo”

La nostra intervista a Marco Volpecina, capitano del CUS Caserta calcio a 5 e figlio d’arte. Il padre Giuseppe, infatti, ha militato tanti anni in Serie A vincendo lo scudetto con il Napoli e togliendosi lo sfizio di segnare il gol del 3-1 nella storica presa di Torino del novembre 1986.

Marco, tu che sei il capitano, come “senti” la squadra in questo periodo di alti e bassi?

“A Bacoli abbiamo ottenuto una vittoria fondamentale perché ci ha fatto superare un periodo di crisi (di risultati). Perdendo a Recale contro il Marcianise e una settimana dopo contro il Mondragone, eravamo un po’ depressi. Invece il successo di sabato scorso da questo punto di vista ci ha dato una grande mano: ora il morale è alto. Inoltre io penso che vincere insegna a vincere e perdere insegna a perdere”.

Nonostante la vittoria, avete comunque sofferto. Non è stata certo una passeggiata.

“Nei primi 10-15 minuti siamo partiti forte. Antonio (Scialla, ndr) ha colpito subito due pali. Trovarsi poco dopo sul 2-0 è stata una naturale conseguenza di questo approccio. Poi però ci siamo abbassati e abbiamo preso il 2-1. Nella ripresa siamo stati troppo tranquilli e anche un po’ presuntuosi: credevamo di aver già vinto. Invece un po’ di timore per l’avversario bisogna sempre averlo, perciò ci siamo ritrovati sul 2-2, anche per colpa di qualche mio errore, e per poco non concedevamo il sorpasso… Ma per fortuna ci ha pensato Luca (Luongo, ndr), autore di una grande prestazione, a firmare il gol-vittoria”.

Come giudichi invece il tuo momento personale?

“Per quanto riguarda il mio momento di forma purtroppo non mi sento al 100%. Ho un problema al quadricipite della gamba sinistra, una fastidiosa contrattura che mi sto portando dietro da inizio stagione. Vorrei essere pronto per la gara di domani contro l’Atellana e in generale per le prossime sfide, il crocevia della stagione”.

Tuo padre Giuseppe è stato un grande calciatore, ha vinto anche lo scudetto a Napoli. Com’è il rapporto con lui, che consigli ti dà, visto che anche tu hai un passato da calciatore (a 11)?

“Devo dirti che da questo punto di vista non è una vera e propria richiesta da parte mia né un consigliare da parte sua. Viviamo questa grande passione che ci unisce affrontando l’argomento-calcio, che a casa nostra è stato sempre centrale, con un normale botta e risposta. Il nostro è un semplice scambio di opinioni. La maggior parte delle volte ha ragione lui, lo confesso, però mi è capitato anche di riuscire a convincerlo che il mio punto di vista in qualche caso fosse più corretto”.

Come si vive il quotidiano quando si è figli di una persona così popolare?

“Da piccolo lo vivevo come una cosa un po’ strana. Vedevo gente che a Napoli lo salutava, baciava… A volte era un problema muoversi per strada. Crescendo poi uno lo capisce che ha fatto qualcosa di importante e ovunque sia andato ha lasciato ottimi ricordi. Perché l’affetto gli viene dimostrato non solo a Napoli, ma anche a Palermo, Verona, Firenze, Pisa. Quindi poi per noi familiari è diventata una cosa normale, un’abitudine”.

Sul tuo profilo Instagram hai dichiarato senza mezzi termini che lui rappresenta il tuo idolo. Tu sei mancino proprio come tuo padre, in campo ti ispiri a lui?

“Quando giocavo a calcio a 11 ricoprivo il suo ruolo, terzino sinistro, per cui ho lui come idolo. Non solo per un fatto ovviamente familiare, ma proprio per ragioni tecnico-tattiche: tanti anni fa i terzini si occupavano per lo più della fase difensiva, mentre mio padre è stato uno dei primi a interpretare questo ruolo in chiave moderna. Attaccava sempre. L’ho visto solo nelle cassette e nei video, ma mi piaceva molto il suo stile. Ora non ti dico che mi ispiro totalmente a lui, ma che lo prendo tanto in considerazione, questo sì”.

So che avrai risposto miliardi di volte a questa domanda, tuttavia devo fartela per forza: cosa ti ha raccontato tuo padre di un certo Diego Armando?

“Che Maradona non ti faceva mai pesare la sua qualità. Difficilmente sbagliava, ma non ha mai ripreso un compagno per un errore. Quello che si è avvicinato di più, almeno sul piano tecnico, è stato Roby Baggio, altro fuoriclasse con cui papà ha giocato ai tempi di Firenze. Ma sul piano del carisma non c’è mai stato confronto. Diego caricava i compagni, li aiutava sempre, non aveva mai una parola di sconforto. Oggi Messi è quello che lo ricorda di più, ma Diego resta irraggiungibile. Il numero uno in assoluto. Questo mi ha raccontato”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta