post

Calcio a 5 – Barbato: “Se giochiamo solo a tratti la colpa evidentemente è mia”

È un Barbato molto amareggiato, quello che sentiamo al termine del pesante KO subìto dal CUS contro Mondragone. Nonostante la poca voglia di parlare, il mister ci ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Non credo ci siano analogie con la sconfitta con Marcianise, se non nel punteggio finale. Sabato scorso siamo stati indecorosi, mentre oggi  soprattutto nel primo tempo la prestazione l’abbiamo fatta. Anzi, probabilmente avremmo meritato di chiuderlo in vantaggio. E invece proprio quando potevamo dare quel qualcosa in più ci siamo smarriti. Non riesco a capire perché. Ma evidentemente se i ragazzi giocano soltanto a tratti la colpa è mia. Mi sento il principale responsabile di questo atteggiamento, vuol dire che ancora non sono riuscito a trasmettere loro quello che voglio. Non riusciamo a capirci fino in fondo. Eppure questa è una squadra che ha delle grosse potenzialità, perciò mi fa rabbia vedere questa alternanza di rendimento. Quando vogliamo pratichiamo anche un bel calcio, salvo poi smarrirci com’è accaduto oggi nella ripresa”.

Dichiarazioni raccolte da Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Volley, 1DM – Il CUS sbanca anche Casaluce (3-1) e spicca il volo

CASALUCE – Con l’avvento del nuovo anno il CUS non ha perso le vecchie abitudini: altra partita altra vittoria, per uno score che recita cinque su cinque. E stavolta il successo è maturato su un campo difficile, quello di una squadra, il Casaluce, che in queste prime giornate si era messa in mostra vincendo tre match su quattro. Ecco perché il 3-1 con cui i Vanvitelliani hanno espugnato la palestra “Beethoven” acquista il sapore della maturità o quantomeno della consapevolezza dei propri mezzi, visto che anche in questa occasione i ragazzi di Di Caprio hanno fatto tutto loro, nel bene e nel male. Con prevalenza del bene.

PRIMO SET (22-25) – Il primo set si è sviluppato all’insegna dell’equilibrio. Le due squadre se la sono giocata punto su punto fino al 16 pari. I padroni di casa hanno esibito delle ottime combinazioni con Picone e Mounir, che hanno creato diverse noie  al team vanvitelliano, richiedendo gli straordinari a De Lucia, incombenza che tuttavia il libero ha svolto in maniera egregia. D’altra parte anche Albano e Buanne non sono rimasti a guardare, portando a casa punti preziosi. Meno in palla del solito, almeno nelle fasi iniziali, Panico e Pascarella, i cui attacchi spesso si sono infranti sui muri eretti da Capone e Franzese. Ma a quanto pare si è trattato di una tattica: è proprio Panico a firmare il punto del sorpasso (16-17), un siluro che piega le mani a Pagliuca. Ristabilite le gerarchie, il CUS inizia allora a macinare gioco, grazie alle battute profonde e taglienti di Monaco e all’aggressività sotto rete di Volpe. Un atteggiamento positivo collettivo che porta Caserta ad aggiudicarsi la prima frazione (22-25).

SECONDO SET (25-15) – Atteggiamento che però non viene replicato nella ripresa, dove l’approssimazione improvvisamente si impadronisce dei giocatori di Di Caprio. Un qualcosa di veramente inspiegabile se non con il termine “bruttezza”. Nel festival degli errori inaugurato da un “soffitto” di De Lucia non è mancato nulla: battute sbilenche, schiacciate spedite in rete, confusione nel posizionamento. Un contesto paradossale che ha favorito il ritorno dei locali, che hanno trovato buoni punti con Franzese e Pagliuca, a poco valendo, per Caserta, i tentatavi dei neo entrati Maccariello e Sgueglia. L’unico aspetto positiva è che il set finisce presto (25-15), diventando così più facile da dimenticare.

Durante un time out mister Di Caprio spiega ai suoi come colpire la palla

TERZO SET (14-25) – E infatti Caserta, in una sorta di bipolarismo collettivo, lo dimentica in fretta, e si approccia alla terza partita in tutt’altro modo, ovvero in quello giusto. Perché di storia ce n’è poca. i Cussini sono sempre avanti, e in questa fase è il capitano Pascarella a trascinare i ragazzi mettendo a segno diversi punti su assist di Albano e Monaco, senza dimenticare i muri vincenti di Volpe. Il team di Gatta non va oltre un paio di attacchi ben conclusi da Franzese, ma alla fine non può nulla (15- 25).

QUARTO SET (24-26) – Nel quarto set si ritorna all’equilibrio del primo. Il CUS non commette gli errori del secondo set – anche perché sarebbe stato impossibile non solo peggiorare ma anche solo ripetersi -, però alterna momenti di bel gioco a dei black out improvvisi. Per una schiacciata messa a segno, c’è una battuta sprecata, per un muro vincente, un pallonetto sbagliato. Così si arriva pericolosamente al 24 pari, uno scenario per nulla rassicurante, con il fantasma del quinto set a prendere sempre maggiore consistenza. Ma per fortuna degli Universitari, nel finale arrivano i guizzi di Volpe e Monaco che chiudono gioco e partita (24-26 e 1-3), consolidando il primato in classifica di Caserta.

Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Calcio a 5, Barbato: “Molto bene per 54 minuti, troppi rischi nel finale”

Mister Gianpaolo Barbato commenta positivamente la vittoria del CUS contro Casaluce, ma allo stesso tempo auspica una crescita della concentrazione che miri a scongiurare rischi gratuiti.

Mister, nonostante il periodo festivo, la squadra è sembrata in buona condizione.

“Le feste ci sono state anche per noi, com’è giusto che sia, ma la condizione atletica è rimasta buona perché comunque in queste settimane ci siamo allenati. Tra l’altro devo dire che l’aspetto atletico non è mai mancato quest’anno, viceversa quualche deficit semmai lo abbiamo avuto sul piano mentale, sul piano della concentrazione. Su questo il lavoro da fare è ancora molto”.

Dopo il 3-1 con il Casaluce, il CUS ha raggiunto quota 35 per quanto riguarda i gol fatti, l’attacco meno prolifico tra le squadre di testa. Può essere un problema, questo?

“Sui gol fatti si tratta di un dato oggettivo: i numeri non mentono. Per cui sì, non sempre la produzione offensiva viene premiata con le reti. Però è anche vero che se produci tanto, il risultato prima o poi ti deve sorridere, come del resto sta capitando ultimamente. Da questo punto di vista c’è sicuramente un rammarico per non aver chiuso certe partite prima, oppure non aver ampliato il margine prima, però poi, setacciando l’intera partita, ti rendi conto che può andare anche bene così”.

Però con il Casaluce, una partita dominata dall’inizio ha rischiato di riaprirsi nel finale.

“E’ chiaro se non chiudi subito il match, può capitarti una disattenzione individuale che rischia di rimettere in gioco avversari fino a quel momento dominati. Il rigore procurato da Di Stasio è stata una leggerezza che si poteva e doveva evitare. Anche perché se avessero segnato saremmo andati sul 3-2 a un minuto dalla fine. E un minuto nel calcio a cinque può essere tutto e niente. Avremmo rischiato di gettare al vento 3 punti oramai presi”.

Insomma, si ritorna sempre al discorso della concentrazione…

“Esatto. Nel momento in cui sei lucido in campo, giochi a due tocchi e allo stesso tempo tieni distanti gli avversari dalla tua area di rigore, pratichi un bel calcio e ottieni pure il 3-0, vuol dire che sei pienamente dentro la partita. Poi, però, paradossalmente il raggiungimento del terzo gol ci ha rilassato, perché abbiamo mollato pensando di avere la vittoria in pugno, e allora ti capita di concedere pure un rigore evitabile. Perciò mi sto sgolando con i ragazzi per invitarli a stare sempre con la testa concentrata, perché questo sport è essenzialmente un fatto di testa. Fino al 54′ abbiamo fatto bene con tutti, rotazioni comprese, nel finale ci siamo disuniti”.

L’impressione è che comunque la squadra si stia esprimendo su buoni livelli, sempre più spesso si vedono delle trame di gioco a lei care, penso soprattutto all’azione del 3-0 conclusa da Mastropietro.

“Quest’anno, salve rare occasioni, la squadra la vedo in costante crescita. Sia nei singoli che nel collettivo. Significa che si sta lavorando bene insieme, ci stiamo capendo sempre di più. E questa è una squadra che deve rendersi conto di essere una buona squadra e che deve dimostrarlo in tutti i momenti della partita”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Calcio a 5 – Il CUS inizia bene il 2020: Manni, Bovo e Mastropietro piegano (3-1) Casaluce

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Una vittoria dal duplice gusto, quella ottenuta dal CUS Caserta questo pomeriggio: chiude in bellezza il girone d’andata e inaugura nel migliore dei modi l’anno appena iniziato. Il 3-1 dell’Aulario contro Casaluce consolida la posizione dei Vanvitelliani nei quartieri alti della classifica (a 20 punti) al quarto posto, dietro la Real Atellana (irraggiungibili ormai le prime della classe Borgo Five e Mondragone).

PRIMO TEMPO – Il CUS non perde molto tempo ad impadronirsi del gioco. Nei primi minuti trova nella fascia sinistra una porzione di campo favorevole alle incursioni di Volpecina e Manni, tuttavia i tiri-cross del capitano e del numero nove non sortiscono gli effetti sperati spegnendosi sul fondo. Al 5′ è ancora il numero 12 a provarci, ma il suo mancino viene intercettato da Arcione, il quale si ripete un minuto dopo su Mastroianni.  Ma il gol ormai è nell’aria, ed è proprio il numero 8 a vincere il rimpallo giusto su cui si avventa Daniele Manni, che di prima intenzione scaraventa un sinistro che si infila all’incrocio dei pali.

Al 9′ sale in cattedra Casella: splendida l’azione personale del numero 5, che in progressione salta un paio di avversari, si presenta solo davanti ad Arcione, e per poco non lo castiga con un tocco sotto. Dopo aver rischiato di trovarsi sullo 0-2, il Casaluce decide di farsi vedere dalle parti di Di Stasio: bravissimo, però, il numero 20 a contenere, a distanza di un minuto l’una dall’altra, le conclusioni di Cioffi e Mormile. Mentre al 16′ il portiere cussino può solo sperare che il tiro di Fusco, scoccato da ottima posizione, termini fuori: speranza comunque ripagata. Il possibile 1-1 convince i Vanvitelliani a cercare il raddoppio, e allora ci provano prima Morelli e poi Luongo, ma i rispettivi tiri da fuori area difettano di precisione. Precisione che non manca a Bovo, che al 22′, dopo una bella percussione personale, lascia partire un destro secco che buca ancora la porta del Casaluce.

Un attento Casella scherma Cioffi

Prima della fine del tempo, Di Stasio si produce in interventi importanti, stendendosi in bello stile sulla sua destra, che impediscono sia a Bortone che a Mormile di accorciare le distanze, mentre sul fronte offensivo meritano menzione due occasioni di rilievo per i padroni di casa: al 28′ è a dir poco splendida la combinazione tra Volpecina, Manni e Casella, con Arcione che si supera sulla conclusione ravvicinata del numero 5; al 31′ è invece il capitano ad andare a un passo dal tris dopo una volata solitaria che termina con un sinistro di poco a lato.

SECONDO TEMPO – La ripresa inizia con ottime letture difensive da parte di Scialla, che silenzia le ambizioni di Bortone e Fusco: sempre a livelli alti l’aggressività del numero 6, che però al 34′ viene ammonito. Tuttavia non accade nulla sulla conseguente punizione. Il CUS è meno propositivo rispetto al primo tempo, però ha il merito di non disunirsi mai e di concedere poco o quasi agli ospiti, che sono costretti a ricorrere a velleitarie conclusioni da fuori. In questa fase si fanno apprezzare i rientri di Manni e la “garra” di Luongo. Proprio il numero 3 fa suoi tutti i duelli, recupera diversi palloni e trova la forza anche di condurre le ripartenze. Da una di queste, al 15′, per poco non tira fuori il 3-0: solo la traversa, a Arcione battuto, nega la gioia personale all’ottimo Luongo.

Quattro minuti più tardi però il triplo vantaggio diventa realtà, ed è una realtà fantastica. Casella recupera palla a centrocampo e serve in verticale Manni, il numero 9 va nello spazio e anzichè tirare in porta serve l’accorrente Mastropietro, bravo a seguire il gioco e a depositare il pallone in rete a porta sguarnita: un’azione giocata a due tocchi che avrà fatto sicuramente felice mister Barbato.

Barbato osserva il pressing dei suoi

A questo punto, complice anche un fisiologico calo fisico, il CUS si siede un po’. Così Cioffi al 52′ trova l’1-3 con un bel sinistro su cui Di Stasio non può nulla. Al 26′ Volpecina ha la possibilità di archiviare la pratica, ma il suo tiro libero, a differenza di quanto avvenuto nella gara di Capua, viene deviato in corner da Arcione. Allora gli ospiti ci riprovano due minuti più tardi con maggiore convinzione: una bella combinazione tra Fusco e Mormile si infrange sul palo esterno. L’attaccante però si guadagna un calcio di rigore: nel bene e nel male fa tutto Di Stasio. Il portiere vanvitelliano prima commette il fallo, poi viene ammonito e infine, cosa più importante per il CUS, vola alla sua sinistra e respinge il destro di Cioffi.

Sul capovolgimento di fronte è invece il CUS a guadagnarsi un’altra chance per il 4-1, ma Arcione riesce a bloccare la conclusione centrale di Morelli. Il portiere del Casaluce ha ancora il pallone tra le mani quando l’arbitro sancisce la fine del match. Vince Caserta 3-1.

Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

 

 

post

Volley, 1DM – Con il 3-0 al Cellole il CUS chiude il 2019 solo al comando

CAPUA – Il CUS Caserta chiude l’anno in bellezza: il 3-0 al Cellole proietta i Vanvitelliani in testa alla classifica con 11 punti in 4 gare, a +2 sui Normanni che seguono a quota 9. Una vittoria, quella del “Falco”, giunta al termine di una partita che ha avuto una storia soltanto nel primo set, portato a casa con qualche grattacapo di troppo, mentre gli altri due giochi sono stati di ordinaria amministrazione.

1° SET  (27-25) La prima frazione è stata caratterizzata da una mollezza condivisa da entrambe le squadre, che sembravano fare a gara a chi commetteva più errori. Proprio per questo il gioco si è sviluppato lungo sentieri noiosi e estremamente lunghi, un contesto che inevitabilmente ha finito col favorire il team meno tecnico, il Cellole: i ragazzi di Salvatore Cervone, infatti, pur non producendosi in nulla di trascendentale, sono stati avanti nel punteggio per quasi tutto il set. I “regali” di Pascarella e Volpe e la scarsa reattività sotto rete, hanno esaltato l’opportunismo di Della Corte e Verrico, portando gli ospiti sul 19-20. A quel punto, Volpe, Buanne e Panico si sono decisi ad aggiornare le loro medie, fin lì non esaltanti, prenotando sorpasso e set point. Sul 25-24, mister Di Caprio effettua due cambi che si rivelano decisivi: Cellole si riporta sul 25 pari, ma i neo entrati Evangelista (per Panico) e Albano (per Sgueglia), mettono a segno i due punti che servono.

2° SET (25-17) – Dopo la breve pausa, il CUS ritorna in campo con maggiore convinzione, deciso a chiudere la pratica in tempi più ristretti e a contenere gli errori. Contesa comunque tirata punto su punto fino al 14 pari, dopodiché i Cussini prendono un discreto vantaggio: molto utili in quesa fase gli apporti di Monaco e De Lucia, sia in ricezione che in assistenza, che consentono alle bocche di fuoco Panico e Buanne di alzare le rispettive percentuali realizzative. Portano la firma di Panico le due schiacciate – la prima su invito di Monaco, l’altra su suggerimento di Sgueglia – che danno a Caserta anche il secondo set.

3° SET (25-14) – Il terzo e ultimo set è stato di marca vanvitelliana sin dalle prime battute: dal 5-2 in avanti si è assistito a un monologo rossoblù. A salire in cattedra sono stati Albano e Pascarella: il palleggiatore leccese si è distinto sia per le alzate di qualità, che hanno scatenato Buanne, Volpe e Panico, sia per le battute profonde difficilissime da decifrare per i cellolesi; mentre il capitano, tra schiacciate e muri vincenti, ha inanellato un filotto che ha consolidato il vantaggio casertano. Il punto finale però è di Buanne, che chiude a modo suo un’azione d’attacco orchestrata da De Lucia (ricezione) e Albano (assist).

Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Triathlon, D’Acunto: “Ho cominciato per colpa di quel rompi… di Rubino De Ritis”. Intervista ai professori duellanti

Chiacchierata con due professori ordinari della Luigi Vanvitelli, Salvatore D’Acunto (Economia Politica) e Massimo Rubino De Ritis (Diritto Commerciale), grandi appassionati di triathlon che si approcciano allo sport in maniera diversa e amano punzecchiarsi e sfidarsi di continuo.

Come nasce questa passione per il triathlon?

RUBINO: “E’ nata per caso perché il figlio di mio cugino era triatleta e cominciò ad occuparsi dell’organizzazione delle gare di triathlon. Quando andai a questa prima gara che si svolse all’Hippocampus, diedi una mano nell’organizzazione e feci da aiuto. In quell’occasione mi decisi a provare in prima persona. Ricordo anche che un giorno incontrai una donna che stava nuotando e che mi disse che anche lei era una triatleta e mi disse che ero bravo… mi iscrissi alla gara 2010. Arrivai tra gli ultimi, ma fui intervistato. E la cosa incredibile è che questa intervista andò in onda poco prima di una trasmissione sul calcio, per cui coloro che aspettavano le notizie sul calcio, già sintonizzati sull’emittente privata, mi intravidero nel servizio precedente, così il giorno seguente anche gli studenti mi chiesero cosa stessi facendo là e cosa fosse il triathlon”.

D’ACUNTO: “Io ho cominciato per colpa sua (Rubino). Perché proprio nel periodo in cui lui iniziò a praticare triathlon cominciò a rompere il ca**o in una maniera assurda. Inoltre io all’epoca non ero in forma smagliante, avevo pancetta etc… pesavo 85 chili… e lui insisteva con questo triathlon… accusandomi di essere in sovrappeso… e a un certo punto mi decisi più che altro perché non avevo più voglia di sentirlo. E decisi di allenarmi per fargli un cu*o così! Anche perché ero sempre stato un buon nuotatore e anche con la bici me la cavavo, invece non avevo mai fatto corsa, anche per via di un problema alla caviglia che mi portavo da tempo. Alla fine comunque iniziai ad allenarmi e pian piano persi una decina di chili. Così partecipai anch’io alla mia prima gara, anch’io all’Hippocampus, arrivando tra gli ultimi. Devo dire che l’ambiente del triathlon mi piace, è goliardico rispetto ad altri ambienti sportivi tipo running o ciclismo, che al contrario sono caratterizzati da un certo fanatismo”.

Il triathlon è semplicemente la somma di tre discipline (nuoto, bici, corsa) oppure, in virtù della teoria olistica, va ben oltre la somma delle singole parti?

RUBINO: “Senza dubbio è una disciplina sportiva diversa. Nella quale è importante riuscire ad avere una buona costanza nelle tre fasi, e soprattutto essere abili e rapidissimi nelle transizioni, ovvero nei passaggi da una fase all’altra…”.

D’ACUNTO: “Le transizioni sono il momento più complicato. Perché tu smetti di usare certi muscoli e devi usarne degli altri che però sono freddi: ad esempio mentre nuoti usi pochissimo le gambe, che invece subito dopo la nuotata ti servono perché devi correre e andare a prendere la bici. Ricordo che la prima volta che lo feci fu terribile. Anche perché in quel momento, preso dall’agonismo, vorresti andare veloce come lo sei stato in acqua, ma appunto non puoi perché le gambe sono fredde. Solo col tempo impari a gestire le energie, e che ad esempio negli ultimi 200 m del nuoto è il caso di spingere di più con le gambe proprio per allenarle in vista della pedalata che ti aspetta”.

RUBINO: “Si può dire che un triatleta si giudica proprio dal comportamento nelle transizioni. Perché puoi essere un bravo nuotatore, un bravo ciclista e un bravo runner, ma se toppi in quella fase difficilmente vincerai una gara. Inoltre con l’acquisizione dell’esperienza affini sempre più le tecniche di passaggio da una fase all’altra, anche in termini di equipaggiamento, con scarpe particolari a sgancio rapido, scarpe montate sulla bici. Voglio aggiungere che si tratta anche di uno sport molto strategico, nel senso che in certi momenti, se un avversario è più bravo di te nella corsa, ad esempio, può essere utile mettersi nella sua scia e fare meno fatica”.

D’ACUNTO: “Infatti questo è il segreto: è uno sport molto tattico. Quelli bravi prendono la scia anche nel nuoto. Perché una cosa è nuotare senza persone davanti e un’altra cosa è nuotare nell’acqua già smossa. Il vantaggio sta nel mettersi dietro alla persona che ha la nuotata regolare, restando a una distanza di 30 cm… “.

RUBINO: “Considera che le gare di triathlon tendenzialmente si svolgono in acque libere, con tutti gli atleti che partono vicini, è una sorta di tonnara… è complicato anche scegliere le traiettorie giuste, scegliere dove respirare, se a destra o a sinistra…”.

D’ACUNTO: “Lui ad esempio è molto bravo a scegliere le traiettorie. Nuota una chia***a, ma è bravo a scegliere le traiettorie”.

RUBINO: “Lui è più veloce in piscina che in acque libere… “.

Cosa si potrebbe fare per incentivare gli studenti alla pratica del triathlon o dello sport in genere?

D’ACUNTO: “Attribuire dei crediti formativi”.

RUBINO: “Sì, a questo ci si può arrivare. Magari per gradi. Perché anche a livello nazionale troviamo diversi CUS che hanno delle strategie di questo tipo. Il problema è questo, ovvero capire che il triathlon è una disciplina che ti consente di imparare la gestione delle energie. Devi avere tre discipline pronte. E’ come dover andare a fare lo stesso giorno tre esami senza soluzione di continuità…”.

D’ACUNTO: “Ti insegna a imparare in parallelo tre cose diverse”.

RUBINO: “A me il triathlon ha aiutato anche come professore, quindi immagino che anche gli studenti potrebbero trarne dei benefici, perché io e D’Acunto abbiamo anche studiato come allenarci. In vista di una maratona non puoi pensare di allenarti due giorni prima. Molti studenti invece fanno proprio questo con gli esami: pretendono di essere preparati studiando solo la notte precedente. Invece la preparazione più importante è quella che si acquisisce giorno dopo giorno. Così come la ripetizione orale la devi svolgere diverse settimane prima. Inoltre, così come prima della gara non vai a ubriacarti, la sera prima dell’esame non devi studiare troppo. Il triathlon mi ha insegnato anche qual è il sistema migliore per allenare gli studenti a studiare. Capire il concetto di efficienza: maggior risultato con il minimo sforzo, senza dispersione di energie”.

Tornando ai crediti formativi…

RUBINO: “Così come i crediti vengono attribuiti in seguito alla partecipazione a convegni, seminari e quant’altro, inserire lo sport tra queste attività sarebbe senz’altro positivo: ben venga! Anche gli scacchi!”.

D’ACUNTO: “Premiare l’impegno intellettuale, che è presente anche nello sport”.

RUBINO: “Perché spesso passa l’idea che lo sport sia solo sbattersi, invece coinvolge e tanto anche la mente…”.

D’ACUNTO: “Studio e sport sono due ambiti molto complementari. Da un lato l’approcio scientifico di chi studia si traduce in una pratica sportiva più consapevole; dall’altro la pratica sportiva ti cambia l’approccio allo studio, ti insegna appunto la gestione. Devi capire che devi arrivare alla fine da solo, ti insegna l’equilibrio, non puoi spararti tutte le cartucce subito. La regolarità è la chiave. Gradualità dell’apprendimento e della preparazione: esercizi che si aiutano molto”.

RUBINO: “Io posso assicurare che il mio livello di concentrazione nello studio e nell’attività di professore da quando pratico sport è salito”.

Salvatore D’Acunto (a sinistra) e Massimo Rubino De Ritis immortalati (e spavaldi) a Palazzo Melzi al Dipartimento di Giurisprudenza di Santa Maria Capua Vetere

Quando si parla di sport universitario il primo modello che viene in mente è quello degli Stati Uniti. Qui mi rivolgo all’anima imprenditoriale che abita in Rubino de Ritis e a quella economica che abita in D’Acunto: è possibile replicare in Italia quel modello? E se è possibile, quale sarebbe la prima cosa da fare?

RUBINO: “Il problema nasce dalla scuola. L’università non può arrivare a colmare un vuoto pregresso. L’università non può sostituirsi per intero a qualcosa che non c’è stato assolutamente. Un altro problema è che mentre negli Stati Uniti i grandi sportivi vengono scelti nell’ambito studentesco, in Italia si è sempre preferito portare i ragazzi nelle società private o nelle polisportive. I CUS tendono a rimediare a un vuoto e gli studenti non hanno la possibilità di immaginare che l’università possa essere un luogo deputato anche allo sport… Anche io sono venuto a conoscenza del CUS solo quando sono diventato professore, prima non ne avevo mai sentito parlare…inoltre ignorare che all’università sia possibile fare sport comporta allo stesso tempo un’assenza sia della domanda che dell’offerta. Va detto anche in Italia quando si fa sport privatamente l’attenzione si sposta inevitabilmente sui più bravi, mentre lo sport scolastico e/o universitario imporrebbe un’attenzione generale che prescindesse dalla competitività. Si dovrebbe interveniree anche per contenere questa competizione esasperata, che rischia di segnare per sempre un ragazzo”.

D’ACUNTO: “Io a dire il vero negli anni ’80 ero iscritto al CUS come studente, frequentavo la piscina della Canottieri… Però voglio aggiungere che in Italia per fare sport a un certo livello i canali più battuti sono altri: L’Esercito, i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Il canale di reclutamento degli sport olimpici è sempre stato questo. C’è anche un fattore storico, perché questi circuiti, questi corpi ci tengono a mantenere questa posizione all’interno dello sport nazionale. Inoltre lo sport è anche un validissimo strumento per favorire, legittimare ulteriormente il loro ruolo all’interno dello Stato. E’ marketing a tutti gli effetti”.

Dal momento che spesso svolgete queste attività contemporaneamente, vi chiedo: è più difficile studiare, tenere le lezioni all’università, allenarsi o stare a dieta?

RUBINO: “Stare a dieta”.

D’ACUNTO: “Stare a dieta. Anche se c’è una cosa che non hai citato che è la burocrazia, ovvero il rapporto con le piattaforme informatiche: un giorno neanche troppo lontano romperò un computer perché questa burocrazia sta diventando insopportabile. La vita del professore ormai è caratterizzata dal rapporto continuo con le piattaforme informatiche, ovviamente tutte diverse e tutte dotate di una password diversa. Ormai abbiamo 85 password… e non so più dove scrivermele… Quindi direi al primo posto questo, subito dopo la dieta”.

Il celebre sorpasso di Capua: Rubino De Ritis beffa D’Acunto al fotofinish

Convenite allora che in un certo senso è più difficile non fare che fare…

D’ACUNTO: “Sì, però considera che il triathlon è anche un valido mezzo per non farla, la dieta. Dopo una gara di triathlon puoi mangiare quello che cavolo vuoi…”.

Quante calorie si bruciano in una gare di triathlon?

D’ACUNTO: “Almeno 3000”.

Immagino cosa possiate ingurgitare dopo una gara, allora…

RUBINO: “In genere lultima gara della stagione è il pasta party, è lì arriviamo sempre primi (ride, ndr)”.

E’ più gratificante battere un proprio record personale o ottenere la partecipazione degli studenti nel corso di una lezione?

D’ACUNTO: “Si tratta di due record personali”.

RUBINO: “Concordo”.

D’ACUNTO: “Anche se quello dei record personali è un concetto che andrebbe approfondito, perché credo che io e Massimo abbiamo idee differenti”.

Approndiamo.

D’ACUNTO: “Io gareggio essenzialmente con me stesso. Per me l’avversario è un punto di riferimento, ma essenzialmente non me ne frega granché”.

Anche se si chiama Rubino De Ritis?

D’ACUNTO: “Se si chiama Rubino è un altro discorso”.

Ah, quindi non si tratta di una legge universale…

D’ACUNTO: “No, perché lui è un rompiscatole… Perché se sai che qualora arrivasse prima di te in una gara poi ti prenderà in giro per sei mesi, allora fai di tutto per batterlo. Però a parte questa eccezione, la competizione non mi interessa. O meglio, mi piace la competizione con l’altro perché è uno stimolo a fare meglio, ma non perché devo per forza vincere o arrivare prima del mio avversario. Però, siccome ho capito che funziona così, ovvero che se ti alleni da solo poi non otterrai mai la performance che otterresti allenandoti con un avversario, allora in un certo senso la accetto”.

RUBINO: “Invece per me è relativo. Nel senso che il mio approccio allo sport non è di tipo assoluto: non gareggio con me stesso ma con gli altri. Per me lo sport è anzitutto la gara. E’ l’esistenza stessa della gara a farmi dare quel qualcoa in più durante gli allenamenti, è la competizione che mi fa uscire di casa alle 6 del mattino per allenarmi. Io infatti, scelgo sempre di gareggiare nei giorni in cui il Napoli gioca in casa: perché essendoci meno concorrenza ho più probabilità di andare sul podio, perché magari i nuotatori più bravi quel giorno hanno optato per un’altra sessione (ride, ndr)”.

D’ACUNTO: “Però ti inviterei a rivedere questa tua posizione…”.

RUBINO: “Perché?”.

D’ACUNTO: “Perché qualche settimana fa mi hai confessato di essere rimasto deluso per un tuo tempo, più alto di qualche minuto rispetto a quello di un anno prima. A un certo punto hai quasi ammesso di stare invecchiando… ti stavi rapportando a te stesso in quel momento…”.
RUBINO: “Sì, può darsi, sarà stato un momento… però era comunque una riflessione legata allo spirito competitivo”.

D’ACUNTO: “Però diciamoci la verità, perché ci diamo allo sport? Qual è il motivo scatenante? Quello di esorcizzare un po’ l’età che avanza. E’ comunque bello stare in forma quando non si è più giovanissimi”.

D’Acunto e Rubino durante una transizione

RUBINO: “Infatti manco a farlo apposta parecchi triatleti sono manager, imprenditori, professionisti, persone che hanno raggiunto una certa maturità e/o realizzazione e che la riversano anche nello sport. Il buco si viene a creare nell’età di mezzo. Perché magari i ragazzi iniziano a fare sport, poi però quando ancora non hanno raggiunto la sicurezza economica abbandonano la pratica sportiva e si buttano sul lavoro. Questo è l’errore”.

D’ACUNTO: “Questo è successo anche a noi. Io fino ai 28 anni sono stato un grande sportivo, poi ho iniziato a lavorare all’università, con tutta quella competizione al suo interno, ho finito per smettere per 20 anni”.

RUBINO: “Io non voglio che quelli che vengono dopo di me facciano il mio stesso errore. Io cominciai l’atletica leggera a 18 anni, ero forte. Quando mi accorsi che non potevo studiare mollai tutto e mi concentrai soltanto sullo studio: una sciocchezza. Perché a un certo punto gli allenatori, sbagliando, ti ponevano davanti a una scelta: o ti alleni ogni giorno oppure è inutile che vieni, e al contempo l’impegno che richiedeva lo studio era sempre crescente. Per me invece andare a fare sport deve essere come bersi una birra con gli amici…”.

D’ACUNTO: “Però, scusa, questo fa un po’ a pugni con l’idea che la competizione è sovrana…”.

RUBINO: “Questa contraddizione che dici tu, mi rendo conto, è proprio quel tipo di mentalità che mi hanno inculcato e che mi ha fregato”.

D’ACUNTO: “Dovremmo tentare di definire una via di mezzo in cui lasciare un po’ in disparte la competitività, sia dalla dimensione sportiva che da quella professionale. Quest’idea che facciamo meglio solo se competiamo con gli altri ci sta sfuggendo di mano… Anche in ambito economico i risultati migliori sono nati dalla cooperazione e non dalla competizione e dalla concorrenza sfrenata. Poi semmai il problema è capire come convincere o costringere la gente a cooperare…”.

Il medagliere personale di Massimo Rubino de Ritis

Quale qualità ruberesti al tuo avversario?

D’ACUNTO: “La cazzimma”.

RUBINO: “La capacità di programmare gli allenamenti in vista di una gara. Io invece sono un tipo anarchico”.

Dal momento che siete entrambi molto attivi sui social, volevo chiedervi: chi è il più vanitoso?

D’ACUNTO: “Ma che domanda è? Non c’è confronto. Vince Rubino”.

RUBINO: “Infatti nel nostro gruppetto di triatleti dico sempre: <<Ragazzi, non ci interessa del risultato ma della resa del gesto atletico nelle foto!>>.

Nella vita serve di più il diritto commerciale o l’economia politica?

RUBINO: “Il diritto commerciale per fare i soldi e l’economia politica per capire il mondo”.

D’ACUNTO: “Per me il diritto commerciale è inutile”.

Intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Ca5, Barbato: “Risposte importanti da parte di tutti, successo voluto e ampiamente meritato”

Mister Barbato esprime soddisfazione per una partita ben giocata da parte dei suoi ragazzi.

Mister, questa vittoria, anche per come è arrivata, ci voleva. Il CUS passerà un Natale sereno…

“Sì, è stata una bella partita. Giocata sì in modo maschio, ma allo stesso tempo correttissima. Siamo rimasti sempre in controllo, avevo la netta sensazione che la partita fosse in nostro possesso anche dopo aver subito il momentaneo pareggio nel finale, ero convinto che avremmo vinto”

Le sue parole trasudano una certa soddisfazione, lei in genere è molto cauto nei giudizi.

“Siamo stati bene in mezzo al campo, determinati, cattivi e concentrati. Ho ottenuto risposte da tutti quanti nonostante abbia fatto ricorso ad un’ampia rotazione, e questa è la nota più importante. Ho visto una squadra che voleva la vittoria e l’ha conseguita. L’avrebbe conseguita comunque. Vittoria dunque meritata. Abbiamo commesso solo qualche ingenuità: le tre palle gol concesse nel primo tempo, tra l’altro in ripartenza e stavamo fuori casa, sono sì il frutto dell’atteggiameno aggressivo, quello che piace a me, però allo stesso tempo rappresentano un aspetto su cui dobbiamo ancora lavorare. Se vogliamo essere aggressivi non dobbiamo prestare il fianco ai contropiede”

Così tanti tiri liberi conquistati possono essere lo specchio di una condizione fisica comunque in crescita?

“Mah, io penso che i tiri liberi non dipendono dalla condizione fisica, ma piuttosto da errori che si pagano a caro prezzo. Anche a noi è capitato spesso di concedere tiri franchi nonostante avessimo gamba. Sono situazioni da gestire più sotto il profilo mentale che fisico”

Su 17 punti conquistati ben 9 sono arrivati in trasferta. Semplice coincidenza oppure c’è una spiegazione tecnico-tattica?

“Parto da un presupposto generale. Finora la nostra squadra ha offerto le migliori prestazioni quando è stata sotto pressione, quando doveva vincere. E anche quando abbiamo raccolto poco o nulla la prestazione è stata di spessore. Difettiamo invece di continuità. Per cui questo dato tra il rendimento in casa e in trasferta non è così rilevante. Piuttosto la differenza maggiore è data dalla superficie di gioco: sulle superfici veloci, quelle al coperto, emergono i valori tecnici importanti della nostra squadra; mentre sull’erba sintentica soffriamo un po’ e non sempre riusciamo a esprimerci come vorremmo”

Il 2019 volge al termine, sabato c’è la sosta. Un primo bilancio della stagione si può fare.

“Voglio sottolineare che al di là dei risultati, che arrivano a fasi alterne, non sono felicissimo di questa classifica. Nel senso che stare in zona play off è sì positivo, ma il distacco che abbiamo dalle prime non mi fa fare i salti di gioia, ecco. Troppi punti lasciati per strada, quello è il rammarico. Però allo stesso tempo vedo la squadra in crescita. I giocatori stanno crescendo sia come collettivo che singolarmente. Da quando abbiamo iniziato la stagione trovo ognuno di loro migliorato e questo per un allenatore è motivo di grande orgoglio: oltre a gratificarmi funge da stimolo per lavorare ancora di più e meglio con questi ragazzi, a cui ovviamente sono molto legato”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Ca5, Il CUS espugna (2-1) Capua: decisiva la doppietta “franca” di Volpecina

CAPUA – Riscatto immediato pretendeva mister Barbato e riscatto c’è stato. Dopo il doloroso KO dell’Aulario contro il Borgo Five, il CUS torna al successo sul campo del Futsal Casilinum, distanziandolo in classifica di tre punti (17 a 14). Ora i Vanvitelliani occupano la quarta posizione, in piena zona play-off.

L’andamento della sfida ha confermato le premesse annunciate in settimana da Antonio Scialla, perché si è trattato di un confronto allo stesso tempo spettacolare ed equilibrato, con entrambi i portieri, De Cecio e Di Stasio, autori di prestazioni maiuscole. I padroni di casa, freschi del cambio in panchina – il dimissionario Tozzi è stato sostituito da Ventimiglia -, hanno tuttavia peccato di aggressività, commettendo qualche fallo di troppo. E nel calcio a cinque, si sa, una delle chiavi che possono indirizzare le partite è rappresentata proprio dalla gestione dei falli.

Proprio questa “mala gestio” dei giallorossi ha consentito ai Cussini di usufruire di ben tre tiri franchi. Due nel primo tempo e uno nel secondo. Al 25′ è Domenico Morelli a presentarsi sul dischetto, ma il destro del numero 16 è più potente che preciso: alto. Ma cinque minuti più tardi i rossoblù (oggi blu) hanno l’occasione di rifarsi: nuovo tiro libero. A intestarsi il riscatto è Marco Volpecina, il cui esterno sinistro raggiunge con violenza l’incrocio dei pali non lasciando scampo a De Cecio proprio sul finire della prima frazione di gioco.

La ripresa vede il livello di gioco dei locali salire. La ricerca del pareggio si fa insistente e esalta le doti di Di Stasio, bravo in più di un’occasione a conservare il risultato. Ma poi negli ultimi minuti i ragazzi di Ventimiglia vedono i loro sforzi premiati: Benincasa, con gli Universitari in inferiorità numerica a causa dell’espulsione di Rossetti, riesce a trovare il pari. La partita sembra finita con un pareggio tutto sommato giusto, ma il CUS trova la forza per portare un ultimo assalto alla porta avversaria: altro tiro libero guadagnato in extremis. Ancora Volpecina, forte del suo piede caldo, si incarica dell’esecuzione. Stavolta sceglie l’interno sinistro cambiando lato, ma l’esito non cambia: palla di nuovo all’incrocio dei pali che fissa il punteggio sul 2-1 per Caserta.

Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

post

Ca5, Scialla: “Dal lunedì al venerdì scherzo con tutti, il sabato mi trasformo”

In campo è uno di quelli che si sentono di più e potrebbe essere rischioso avvicinarlo a ridosso di una partita, magari persa. Proprio per questo abbiamo intervistato Antonio Scialla quattro giorni dopo la sconfitta contro il Borgo Five.

Antonio, hai sbollito la rabbia per il KO di sabato? A fine gara eri piuttosto contrariato per usare un eufemismo…

“Eh… è difficile buttarsi alle spalle una sconfitta del genere. Onestamente ci penso ancora, però fa parte del gioco, si vince e si perde, non possiamo farci niente”

Tu sei reduce da un infortunio importante (lesione del retto femorale), come stai adesso?

“Sì, l’infortunio è stato puttosto serio, lo strappo inizialmente era di 6 cm e ora si è ridotto a 2: mi ha imposto uno stop di un mese e mezzo. Comunque piano piano sto recuperando. Certo, ancora faccio fatica a calciare, difficilmente lo faccio perché avverto ancora dolore. Però sto rientrando, dai. Ci vuole un altro po’ di pazienza per arrivare al 100%”

Tu sei un tipo fumantino. Ti senti, con il tuo approccio alle partite, con la tua “garra”, di rappresentare un po’ il carattere della squadra?

“Siamo una squadra giovane. Perciò da questo punto di vista cerco sempre di trasmettere qualcosa più, perché sul piano tecnico siamo veramente forti, davvero bravi, e su quello tattico abbiamo la garanzia di mister Barbato: in 20 anni di calcio a 5 ne ho girati di mister, ma raramente ho visto un allenatore così preparato. Però, ripeto, a noi manca ancora un certo tipo di esperienza, la cattiveria agonistica. Prendi ad esempio la gara di sabato: avevamo ancora due falli da spendere, non abbiamo fatto fallo per prenderci il pareggio e invece sappiamo all’ultimo secondo com’è andata. Però va bene, queste sconfitte ci fanno crescere”

In che modo la tua forte personalità si è associata agli altri compagni del CUS?

“Mi trovo bene nella famiglia del CUS. Ho trovato ragazzi splendidi con cui ho legato subito anche se il mio carattere è un po’ così… Purtroppo il mio difetto si rivela il sabato: dal lunedì al venerdì scherzo con tutti, il sabato sono inavvicinabile. Questo non riesco a cambiarlo”

Durante gli allenamenti sei solito affermare “‘a mille lire m’ha joc sabato”. Ti andrebbe di spiegare il significato di questa espressione?

“Certo (ride, ndr.).  Si tratta di un’espressione che deriva dal fatto di non poter dare tutto in allenamento per via dell’infortunio e riservare tutte le energie al match di campionato. In pratica mi conservo per la partita, e quando durante l’allenamento i compagni mi prendono in giro per qualche errore o se mi impegno al 90% più che al 100%, io dico loro che “‘a mille lire m’ha joc sabato”. Infortunarmi in allenamento comporterebbe la rinuncia alla partita, e io alle sfide non voglio mancare”

Sabato siete di scena a Capua, avete l’occasione per un pronto riscatto.

“A Capua sarà una bella partita. Loro sono una bella società, una bella squadra. Adesso hanno un nuovo allenatore, Daniele Ventimiglia, un grande amico che saluto. Spero comunque che torneremo con i tre punti, così passiamo un Natale più tranquillo e sereno”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

 

post

Volley, Di Caprio: “Che sofferenza nel 4° set!”

Al termine della sfida di Capodrise contro la Union, che ha visto il CUS imporsi per 3-1, mister Di Caprio è un misto di gioia e sofferenza, con prevalenza di quest’ultima.

Tre partite tre vittorie, non male questo inizio stagione per il CUS Caserta.

“Abbiamo iniziato bene la stagione. Stasera sapevo fosse dura, anche perché l’ultimo allenamento lo avevamo svolto venerdì e oggi (ieri, ndr.) siamo venuti direttamente a giocare.  Voglio fare i complimenti alla Union, che è sì formata da ragazzi molto giovani, ma che vogliono e possono crescere. C’hanno messo in difficoltà al punto che pensavo di perdere anche il quarto set.
Non è stata una partita facile, anche per via di molti errori che hanno favorito il ritorno degli avversari. Purtroppo a volte, presi dall’euforia, cala il livello di concentrazione, e commettiamo proprio quell’errore che un momento prima avevo provato a correggere”

Lo svolgimento del match ha ricordato un po’ la sfida contro Sparanise della prima giornata.

“Sì, è vero. Anche oggi (ieri, ndr.) sul 2-0 pensavamo che la partita fosse vinta, ma non bisogna mai rilassarsi né contro la prima in classifica né contro l’ultima. E’ sempre una battaglia e se sei più forte lo devi dimostrare in campo. Commettiamo errori grossolani. Probabilmente è stata anche colpa mia, perché effettuando troppe rotazioni ho alterato un equilibrio che ci stava facendo dominare. Comunque sia, capisco i ragazzi perché fuori dal campo è una cosa e dentro ne è un’altra”

Mi ha colpito un’espressione che hai pronunciato in panchina: “Mi sento il fegato spappolato”.

“E’ proprio così. L’ho usata per descrivere la grande sofferenza che abbiamo patito per portare a casa il quarto set. Sai, In quei momenti ti immedesimi nei giocatori”

Ora vi aspetta la sfida del 27 a Capua contro Cellole.

“Già abbiamo la testa al Cellole,  ma l’unico rammarico è che non possiamo allenarci con continuità per problemi di spostamenti e di disponibilità della palestra. Non conosco gli avversari, so solo che in 3 partite hanno messo insieme 6 punti. Non so cosa ci aspetta, ma posso dire che daremo battaglia. Ci vuole la concentrazione massima. La pallavolo non ti aspetta, è fatta di attimi. L’errore non ci deve condizionare, bisogna andare avanti. Senza se e senza ma. Se siamo una squadra riesce tutto più facile”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta