Triathlon – A Thun (Svizzera) Alizieri diventa Ironman!

THUN (SVIZZERA) – In un celebre aforisma il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche sosteneva che “Bisogna diventare ciò che si è”, come a dire che quello che siamo già ce l’abbiamo dentro e che bisogna soltanto tirarlo fuori perché si perfezioni la nostra identità. Ebbene, lo stesso discorso è applicabile anche a Vincenzo Alizieri, triatleta del CUS Caserta, che domenica 5 settembre, a Thun, è stato insignito ufficialmente del titolo di Ironman, una qualità che, in ossequio all’adagio nietzchiano, lui già possedeva: Vincenzo Alizieri ha rivelato l’Ironman che era dentro di sé. E a fare da contorno a tutte le rivelazioni, le nascite, le scoperte, non possono che esserci le emozioni, emozioni che Vincenzo condivide a cuore aperto non senza incredulità per l’impresa sportiva appena compiuta.

Vivere di motivazioni.

“Più che sportivo mi piacerebbe definirmi ‘Il carrozziere sportivo‘, perché la cosa bella è proprio quella di essere un lavoratore e, parallelamente, andare a fare qualcosa che superi i limiti fisici e mentali, e gestire questa cosa con tutto ciò che ne consegue. Non mi ritengo un grande atleta ma una persona che vive di motivazioni e che cerca di trasmetterle anche agli altri, affinché non si abbattano alla prima difficoltà. Perché anche io sono stato spronato a fare questo sport, il triathlon, dal grande Nunzio Antonucci, perché fu proprio Nunzio a farmi avvicinare e appassionare a questa disciplina.”

Ma la preparazione alla gloria è stata tutt’altro che facile.

“Che dire, 13 mesi di allenamento, alimentazione curata nei minimi dettagli, quasi 12mila km percorsi tra nuoto, bici e corsa, nonostante dei problemi fisici che mi hanno rallentato, il ricorso alla fisioterapia…  Insomma, i problemi non sono stati pochi. Considera che io – prosegue Vincenzo – dalle 8 alle 18 lavoro in carrozzeria, perché prima di ogni cosa vengono il lavoro e la famiglia, e la difficoltà è stata proprio quella di far conciliare al meglio queste tre cose: lavoro, famiglia, sport. La mia enorme soddisfazione, confermata dagli occhi lucidi che ho ancora oggi, è data proprio dall’aver ottenuto questo risultato nonostante la mia vita quotidiana così impegnata. Questo mi rende fiero di me stesso. Anche perché spesso e volentieri sono stato costretto ad allenarmi di notte e in condizioni davvero complicate, soprattutto d’inverno, a volte anche contro le raccomandazioni del mio preparatore, portando il corpo al limite della sopportazione. Ma io sono un testardo, non posso farci niente”.

La gara.

“Sono partito, in furgone, ospitato dagli amici della Terra dello Sport di Napoli, persone eccezionali che ringrazio, venerdì 3 settembre alle 4 del mattino, e siamo arrivati in Svizzera verso le 20: un viaggio infinito. Poco dopo l’arrivo, il sabato, subito i controlli di rito e, tra adrenalina e stress vari, di riposo manco a parlarne. Domenica 5 settembre: raduno alle 5 dopo una rapida colazione e start alle 7.

Prima frazione di nuoto: 3,8 km chiusi sotto l’ora, poi, nella zona cambio, ancora infreddolito, sono salito in bici e mi sono fatto questi 180 chilometri, con 2200 m di dislivello, in 5 ore e 58 minuti: sono contentissimo perché non mi aspettavo questo tempo. Dopodiché, ancora in zona cambio per affrontare la corsa: nei primi km ho avuto problemi con lo stomaco a causa di un rifiuto degli zuccheri per via dell’abuso di barrette dolci, quindi sono stato costretto ad andare avanti solo con la coca cola, senza potermi alimentare adeguatamente.

Ma nonostante tutto andavo bene, almeno fino ai 25 km la mia proiezione gara era 10 ore e 30 minuti, un tempo di tutto rispetto che mi avrebbe collocato tra i primi 100; tuttavia dal 29° km in poi si è spenta la luce nei miei muscoli: quadricipiti e stinchi si sono letteralmente bloccati, sentivo strappi ovunque, non riuscivo a saltellare per correre… è stata davvero dura riuscire ad arrivare al traguardo”.

I miei amici, la mia forza.

“Ma non potevo venir meno proprio alla fine, anche per tutta la solidarietà e il sostegno che mi hanno manifestato i miei amici in quei giorni. Ho trovato quella forza supplementare per loro, non potevo deluderli. Ringrazio tutti coloro che, tra messaggi, sms, WhatsApp hanno mostrato la loro vicinanza. Ho terminato la gara in 11 ore, 59 minuti e 44 secondi, un tempo egregio per una gara come l’Ironman, tra le più dure al mondo! Questo la dice lunga! Ma alla valanga dei messaggi di incoraggiamento se n’è aggiunta un’altra: al mio arrivo sono stato inondato da messaggi di complimenti da parte degli amici che nel frattempo seguivano online passo passo la mia performance per via del gps collegato a un’App che segnalava in tempo reale la mia posizione in gara: leggere all’arrivo tutti i messaggi ricevuti durante la gara è stato incredibile! Sono scoppiato a piangere, e sono fiero di aver pianto! Non ho mai mollato! Ma senza presunzione, ho affrontato questa sfida con rispetto, perché non puoi calcolare nulla, può succedere di tutto. Ringrazio il mio preparatore, Stefano Troise, e il fisioterapista Leonardo Ferraro“.

Location fantastica.

“La Svizzera è un posto magnifico, ma il mio sogno è quello di vedere un Ironman in Campania. Sogno di vedere le persone viste in Svizzera, nessuna ha creato problemii per la chiusura prolungata delle strade, anzi, le persone che ci osservavano e incitavano mentre stavano nelle loro case, nei giardini, a pranzare. Pur non conoscendomi, avendo letto il nome sul pettorale, mi gridavano: Vai Vincenzo! Forza Italia! Il paesaggio comunque è stato strepitoso, con i ghiacciai che si vedevano sulle Alpi, gli scoiattoli che attraversavano la strada, aquilotti, ruscelli, cascate… mi immergevo a tal punto nella natura viva che a volte ho anche rallentato per godermi al meglio lo spettacolo della natura. Una sensazione bellissima.”

A cura di Luigi Fattore

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