Privacy Policy Alizieri: “Ad Amburgo la mia più grande soddisfazione in gare di endurance” | CUS Caserta

Alizieri: “Ad Amburgo la mia più grande soddisfazione in gare di endurance”

CASERTA – Sono passati quasi due mesi, eppure negli occhi di Vincenzo Alizieri sono ancora vive le emozioni provate nell’ultimo IronMan di Amburgo. Una gara di triathlon, l’IronMan, che prevede, senza soluzione di continuità, 3,8 km di nuoto, 180 km di bici, e 42,195 km (una maratona a tutti gli effetti) di corsa.

Ebbene, Vincenzo, certamente non nuovo a imprese di questo tipo, è riuscito a portare a termine la regina delle gare di endurance in 10 ore, 59 minuti e 44 secondi, impiegando quindi un’ora in meno di quanto fatto a Thun (Svizzera) nel 2021 (11:58:44).

Vincenzo, al di là della performance finale che è stata a dir poco straordinaria, cosa è cambiato in questi due anni rispetto all’esperienza svizzera nel 2021?

Beh, senz’altro si è trattato di un’esperienza diversa. Esperienza diversa anche nel senso che io stesso sono arrivato a questo appuntamento con un’esperienza diversa: è chiaro che più si fanno le cose e più si migliora. Mi sento di dire che a fare la differenza ad Amburgo è stata l’alimentazione. Nel corso della gara non ho avuto nessun tipo di crisi, ho fatto tutto come dovevo, e per non sbagliare mi sono organizzato con dei bigliettini sulla bici su cui c’era scritto il “menu” (ride, ndr.) da rispettare in termini di integrazione.

In pratica leggevi e correvi contemporaneamente…

Sì, esatto (ride, ndr.)! Diciamo che poi ad Amburgo, rispetto a Thun, il tracciato non prevedeva dislivello, era tutto piatto. Anche se, paradossalmente, questa circostanza non mi ha favorito come pensavo, perlomeno in bici: i 180 km li ho sì completati in un tempo inferiore, ma di appena 15′ rispetto al 2021 (5 ore e 45′ ad Amburgo, 6 ore a Thun, ndr.). Mentre invece sulla corsa ho fatto la differenza, correndo la maratona a un passo medio di 5’30”, che, onestamente, dopo la fase di nuoto e quella di bici, è davvero tanta roba. Anche perché, nella transizione dalla bici alla corsa, ho dovuto fronteggiare un fastidioso mal di testa, figlio della mancata assunzione del caffè pre-gara, un’abitudine a cui non posso rinunciare.

A questo punto la domanda sorge spontanea: perché non hai preso il tuo amato caffè?

Beh, la risposta è semplice: perché quello che propinano ad Amburgo non può certo definirsi caffè, bensì acqua scura. E per scongiurare in gara controindicazioni intestinali, ho preferito rinunciare al caffè. Poi però, fortunatamente, ho ricavato la mia amata caffeina dalla Coca Cola, disponibile presso ogni punto ristoro. Quindi, dopo un po’ mi è passato il mal di testa, e sono riuscito a performare in crescendo, in progressione, togliendomi anche la soddisfazione di arrivare al traguardo sventolando la bandiera italiana.

Si può dire dunque che l’impresa di Amburgo è stata la tua più grande soddisfazione da atleta?

In fatto di gare di endurance assolutamente sì: è la mia più grande soddisfazione. Per questo ci tengo a ringraziare il mio preparatore atletico, Stefano Troise, e il mio fisioterapista, Leonardo Ferraro, due figure indispensabili senza le quali non avrei certo ottenuto questo risultato. Non è un caso che, nonostante uno sforzo di questa portata, e nonostante gli allenamenti fatti sul dolore, a causa di una fastidiosissima fascite, non solo in gara non ho avuto problemi, ma anche nei giorni successivi non ho avuto nessun risentimento muscolare, niente di niente, a differenza di altre volte in cui non riuscivo nemmeno a camminare. Li voglio perciò ancora ringraziare per la preparazione assurda che hanno studiato per me.

Adesso voglio porti una domanda più generale: quando si parla di sport, in genere il pendolo dell’attenzione oscilla tra la ricerca del benessere psico-fisico e la ricerca della performance. Ecco, cosa spinge le persone ad appassionarsi al triathlon (e poi anche alla sua versione estrema dell’IronMan), la ricerca dell’una, dell’altra o, perché no, entrambe?

Diciamo che il triathlon, a maggior ragione nella versione estrema dell’IronMan, spinge le persone a superare i propri limiti, anche a discapito della salute: solo un 5% dei partecipanti vuole chiudere un Ironman in serenità, senza controindicazioni sul piano fisico. Del resto in una gara come l’IronMan la componente essenziale è proprio la sofferenza.

Accantonando l’IronMan, ti sentiresti di consigliare la pratica del triathlon, nella versione “soft”, (1,5 km di nuoto, 40 km di bici e 10 km di corsa) ai giovani?

Assolutamente sì, e per tanti motivi, perché questo sport multidisciplinare apporta un benessere psico-fisico a 360 gradi. Inoltre, un giovane, con questa pratica sportiva, può potenziare la mente, rispettare il proprio corpo, imparare l’autodisicplina. Tutte conquiste che lo agevoleranno nell’affrontare le difficoltà che la vita, soprattutto in una società così complicata come quella attuale, inevitabilmente gli presenterà davanti. Se sei allenato alla sofferenza, poche cose ti possono scalfire.

Ultima domanda: dopo un inevitabile e meritato periodo di riposo, quali saranno i prossimi obiettivi?

Probabilmente parteciperò a qualche garetta tra settembre e ottobre, per mantenere il “motore” attivo e leggero, ma l’obiettivo principale sarà la maratona di Milano, il 7 aprile 2024, in cui proverò ad abbassare il mio personal best. Se permetti, però, vorrei aggiungere un’ultima considerazione.

Prego.

Un Ironman si diventa in allenamento, non in gara. Personalmente non mi ritengo uno sportivo di chissà quale livello, però posso dire di essere una persona tenace, che nonostante svolga un lavoro di per sé duro e per almeno 8 ore al giorno (Vincenzo Alizieri è titolare di una carrozzeria a Vaccheria, Ndr.), riesce comunque a trovare il tempo di allenarsi, anche di notte e nelle condizioni più avverse. Se una cosa la vuoi fare per davvero, un modo di farla lo trovi. Io lo faccio perché lo voglio fare, mi piace, e ormai il mio corpo è proiettato ad andare sempre oltre. Anzi, se non lo facessi mi sentirei male. E in quelle 11 ore di gara sono proprio i pensieri agli allenamenti, ai sacrifici e al tempo investito nella preparazione che ti danno la spinta decisiva a non mollare e a portare a casa il risultato”.

Il sito ufficiale dell’IronMan

Federazione Italiana Triathlon

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A cura di Luigi Fattore

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