Privacy Policy Running Vanvitelli 2023: correndo verso la sostenibilità | CUS Caserta

Running Vanvitelli 2023: correndo verso la sostenibilità

CASERTA (CE) – Una gara podistica per le Celebrazioni Vanvitelliane all’insegna della Sostenibilità. Si chiama Running Vanvitelli 2023 – Correndo Verso la Sostenibilità, un percorso di 10 km che si terrà il prossimo 16 aprile, dalle ore 9 a Caserta, promossa dal CUS Caserta, dalla UniCampania, dai Comuni di Caserta e Casagiove, dalla Reggia di Caserta e dal FAI, come momento di aggregazione sportiva e di divulgazione volta a promuovere comportamenti consapevoli e responsabili nei confronti dei fruitori dell’ambiente.

Salvaguardare il verde per attuare la compensazione delle emissioni dei gas serra, promuovere l’attività fisica, non necessariamente agonistica, divulgare la dieta mediterranea per una sana alimentazione, sensibilizzare la conoscenza del patrimonio storico-artistico-architettonico e culturale del territorio attraverso i luoghi vanvitelliani e di “matrice” vanvitelliana, ed infine la necessità di assumere comportamenti individuali finalizzati al riuso ed al riciclo dei materiali in modo da attuare i principi dell’economia circolare, sono infatti i temi principali della Running Vanvitelli 2023.

Il percorso della gara podistica, un anello chiuso, intende ripercorrere i principali siti che testimoniano la “presenza” di Luigi Vanvitelli nella Città di Caserta.

Primo sito: si parte, e si arriva, dalla Piazza Carlo di Borbone (in realtà le postazioni di partenza e arrivo saranno posizionate su Viale Douhet) antistante la Reggia.

La locandina ufficiale dell’evento


Cenni storici – Costruita da Luigi Vanvitelli a partire dal 1752 per volere di Re Carlo, il quale nel 1750 aveva acquistato il Feudo di Caserta dal Principe Michelangelo Caetani di Sermoneta. Il progetto della Reggia comprende oltre al Palazzo anche il parco che include nella parte iniziale il bosco vecchio del Palazzo dei Principi Acquaviva, con il Casino di caccia, la Castelluccia e la Peschiera Grande, fino ad estendersi, in un susseguirsi di fontane ornamentali con giochi d’acqua, nella parte terminale con la fontana di Diana e Atteone posta alla base della cascata del Torrione.

Durante la prima fase della costruzione della Reggia, dal 1753 al 1773 fu realizzato l’Acquedotto Carolino, un’opera idraulica di circa 38 km che dalle sorgenti del Fizzo in Airola (BN), superando il salto di quota naturale dei Ponti della Valle, giunge dapprima alla Real Fabbrica, per poi continuare negli anni successivi alla Reale Colonia di San Leucio ed infine al Real sito di Carditello. Nel 1773 dopo la morte di Luigi Vanvitelli, i lavori si fermarono per quattro anni, ed il nuovo Re Ferdinando IV affidò la direzione dei lavori al figlio Carlo, il quale preso atto delle difficoltà economiche del Regno provvide ad una versione semplificata dell’originario progetto del padre.

Il secondo sito è la Chiesa di San Francesco di Paola con l’originario convento.
Cenni storici – Fondati nel 1606 dai Padri dell’ordine dei Minimi, per volontà del principe Andrea Matteo Acquaviva che concesse terreni e rendite. Il convento deve la sua importanza a Papa Benedetto XIII che nel 1729 vi soggiornò per alcuni giorni durante una visita, ma l’altro episodio che ha dato notorietà al complesso ecclesiastico è stata la sepoltura di Luigi Vanvitelli nel 1773, così come testimonia una lapide posta all’ingresso della chiesa nel 1879. Dal 1813 al 1816 il convento fu utilizzato come sede della Gendarmeria borbonica, successivamente nel 1821 Ferdinando I decise di destinarlo ad ospedale per la Reale Colonia di San Leucio, poi nel 1830 l’ospedale fu ceduto ai gendarmi e nel 1835 divenne sede dei Lancieri e di una fabbrica di lana. Nel 1840 ci fu la definitiva destinazione ad Ospedale Militare, fino alla sua completa dismissione avvenuta agli inizi del XXI sec.

Il terzo sito riguarda l’ex Congregazione della SS Croce e Passione di N.S. Gesù Cristo.
Cenni Storici – fondata nel 1720 da S. Paolo della Croce, attuale sede della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro. Il fabbricato, ubicato all’interno delle mura del Parco in prossimità della Peschiera Grande e con ingresso anche da Via Passionisti nella Frazione di Ercole, era stato adibito ad alloggio degli schiavi saraceni ammogliati, forse forniti dalla Spagna, che al tempo di Carlo di Borbone lavoravano alla costruzione della Reggia. Il Re vi aveva fatto costruire anche una cappella detta “cappella degli schiavi”, successivamente, ultimati i lavori della Reggia e rientrati gli schiavi, nel fabbricato fu acquartierato un reparto del Corpo Volontari della Marina, composto da “aggregati” addetti alla Real Peschiera.

Questo Corpo di Volontari, denominati Liparoti o Liparotti, perché provenienti dalla isole Lipari, era stato fondato da Ferdinando IV agli inizi del 1773, ed erano al Suo diretto comando per le battute di caccia e per la pesca, oltre per la custodia del Bosco e del Palazzo. Il Corpo dei Liparoti fu sciolto il 1 gennaio 1786 ed il fabbricato fu lasciato in abbandono fino al 1853 quando Ferdinando II ne dispose il recupero da parte del Genio Militare che provvide alla costruzione di un piano superiore per le nuove stanze, al restauro della chiesa ed ai servizi (refettorio, cucina, officina, biblioteca), utili per le esigenze di un convento da destinare ai padri Passionisti, che fu inaugurato il 21 febbraio del 1856.

Il quarto sito riguarda la Real Colonia di San Leucio.
Cenni Storici – Nel sec. XVI, vennero realizzati un palazzo ed un casino di caccia (attuali Palazzo del Belvedere e casino vecchio), di proprietà della famiglia Acquaviva. Nel 1750 S. Leucio divenne proprietà dei Borbone ed il re Carlo non ebbe una particolare predilizione per questa località, che utilizzò saltuariamente come riserva di caccia. Con il re Ferdinando IV, vennero realizzati una serie di interventi che modificarono sostanzialmente il sistema insediativo, difatti, tra il 1773 ed il 1789, venne recintata una vasta area destinata a riserva di caccia, venne costruita una vaccheria, furono restaurati il palazzo ed il casino degli Acquaviva, fu costruita alle spalle del palazzo una filanda.

Nel 1789 S. Leucio venne dichiarata Reale colonia, regolamentata da uno speciale Statuto, presentato come opera del re (in realtà fu fondamentale la collaborazione del Pianelli). Seguì l’idea di realizzare Ferdinandopoli, una città di fondazione, il cui progetto fu redatto dall’architetto Francesco Collecini assistente di Luigi Vanvitelli nel cantiere della Reggia. Del progetto venne realizzata una piccola parte: tra il 1790 ed il 1796, il Palazzo del Belvedere venne ampliato e furono edificati i quartieri S. Carlo e S. Ferdinando. Con la realizzazione di questi interventi, si diede inizio alla produzione su scala industriale della seta.

Il percorso

Il quinto sito riguarda l’ex Real Vaccheria Borbonica, attuale sede della Scuola Agenti della Polizia di Stato.
Cenni Storici – costruita nel 1750, anno in cui i Borbone acquistarono il terreno dal Principe Michelangelo Gaetani di Sermoneta, per realizzarne una stalla per 136 vacche ed una capretteria, con annessa lavorazione di formaggi e di sostanze che venivano utilizzate nella tessitura della seta. In merito alla progettazione dell’intero complesso risalente al 1753, rimane indiscusso l’operato dell’architetto Luigi Vanvitelli, difatti in una lettera scritta al fratello urbano il 30 ottobre 1753, si legge …”Questa mattina il re è andato in giro per tutto il giardino….mi ha dato l’ordine di fare il disegno della Vaccheria et un Caffeaus per bevere il latte in essa”…

L’edificio, a pianta semicircolare, ha il fronte principale a due piani, in origine, il primo per uso magazzini e lattiere, il secondo per abitazione dei vaccari e per altri impianti. La parte interna posteriore ha una forma ellittica, dove erano situate le stalle, ed in avancorpo tra i due antichi ingressi vi era il caffeaus, progettato da Luigi Vanvitelli per il trattenimento della famiglia reale, con ambiente interno ellittico. L’intero complesso sarà modificato ad Ospedale Militare con Sovrano Rescritto del 31 ottobre 1850 N° 4100. Al centro del cortile vi è il tempietto del SS. Sacramento realizzato quando la Real Vaccheria aveva cessato la sua attività, sopraelevato rispetto alla quota del cortile, fu costruito come un tempio greco assemblando i blocchi di pietra senza l’utilizzo di leganti. L’interno della cupoletta è affrescata con una rappresentazione raffigurante la “Incoronazione della SS. Vergine con coro di Angeli ed altri accessori” del pittore Gennaro Maldarelli.

Il sesto sito riguarda Palazzo Leonetti, attribuito a Carlo Vanvitelli (figlio di Luigi).
Cenni Storici – Situato in Piazza Luigi Vanvitelli dove è collocata la statua dedicata all’Architetto della Real Fabbrica, opera dello scultore Onofrio Buccini ed inaugurata il 2 ottobre 1879. Il Palazzo è il risultato di una lunga stratificazione, compiuta a partire dal 1775, quando Donato Leonetti acquisì la prima porzione di suolo in località Lì Pallottoni. La consistenza del Palazzo settecentesco doveva coincidere con quanto riportato nella descrizione redatta dall’Architetto Giuseppe Iardini nel 1817, in cui l’impronta vanvitelliana si legge nell’impianto del giardino e nella struttura della scala. Successivamente l’immobile venne accorpato ad altri corpi di fabbrica contigui ed ampliato mediante l’acquisizione di un giardino, generando il “nuovo palazzo” Leonetti, che tuttora si può ammirare, avente il prospetto principale costituito da una lunga teoria di balconi a timpani triangolari su mensole e due nudi portali arcuati denunciati da colonne aggettanti su alto plinto.

Il settimo e l’ottavo sito riguardano la casa dove ha soggiornato Luigi Vanvitelli durante la costruzione della Reggia.

Cenni Storici – Un modesto palazzo di impianto settecentesco, oggetto di una radicale ristrutturazione agli inizi dell’ottocento, e la contigua chiesa di Sant’Elena.
La duplice denominazione di Chiesa di S. Croce o S. Elena, deriva dal fatto che la Chiesa fu sede dell’Arciconfraternita della “Augustissima Croce, Orazione e Morte”, aggregata nel 1763, a quella dello stesso titolo con sede in Roma. Nel 1659 viene edificata la Cappella di S. Croce che ospita anche il Monte di Pietà fondato nel 1612, senza scopo di lucro, per oltre un secolo la chiesa rimane con il suo titolo originario della S. Croce, soltanto nel 1704 vi sono le prime occasionali dedicazioni alla S. Croce o Santella (contaminazione vernacolare di S. Elena).

La chiesa, nella metà del Settecento, è sempre citata con il titolo di S. Croce, e soltanto il Vanvitelli la menziona con il titolo di S. Elena. Nel 1715 la chiesa viene ampliata lateralmente verso destra, vengono costruiti degli ambienti finalizzati alla “comodità per il banco” e per realizzare il campanile ultimato soltanto nel 1796. Testimonianze relative alla chiesa, derivano anche da alcuni autografi vanvitelliani, datati dal 7 gennaio del 1758 al 21 marzo del 1763 (F. Strazzullo – Le lettere di Luigi Vanvitelli), in cui Luigi Vanvitelli, ormai vecchio e malato, scrive al fratello don Urbano, abate della Chiesa Nazionale di San Giovanni dei Fiorentini in Roma, affinchè chieda alla regina di aprire un finestrino dalla propria abitazione verso l’oratorio della chiesa, per poter assistere direttamente alla messa (21 maggio 1763). La chiesa sarà luogo di sepoltura ambito per molte famiglie casertane, di Pietro Bernasconi, primo capomastro nel cantiere del palazzo reale e di alcuni componenti della famiglia dell’architetto Patturelli.

Nel 1817, a seguito delle normative cimiteriali che rendevano obbligatoria la sepoltura nei cimiteri posti all’esterno dei centri urbani, la chiesa di S. Elena perdeva la funzione cimiteriale, tra il 1845 ed il 1850, nell’intento di rendere il luogo sacro più dignitoso per lo svolgimento delle cerimonie religiose e forse anche in seguito all’evento sismico del 1805, si realizzarono lavori funzionali e strutturali con conseguente realizzazione di nuovi apparati decorativi e di arredo. Nel 1923 la chiesa venne definitivamente chiamata di Sant’Elena.

(fonte: Vanvitelli Magazine)

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