Privacy Policy Sperino: “Sto apprezzando il padel, ma le emozioni che regala il tennis sono uniche” | CUS Caserta

Sperino: “Sto apprezzando il padel, ma le emozioni che regala il tennis sono uniche”

I recenti successi ottenuti dal Centro Universitario Sportivo di Caserta nel padel hanno un comune denominatore: Vincenzo Sperino. Lo studente di Giurisprudenza capuano, ha fatto coppia (vincente) sia con Clemente Tecchia, ai CNU di Cassino, che con Maura Aveta, al torneo disputatosi all’Aeronautica Militare di Caserta.

Vincenzo, tu nasci come tennista, ma a giudicare dai risultati ottenuti nel padel non è che stai pensando di cambiare sport?

“Pensavo che nel primo torneo si fosse trattato di un caso, invece con il secondo successo consecutivo onestamente sto iniziando a pensarci (ride, ndr.)! A parte gli scherzi, mi sono approcciato sempre in maniera critica al padel, e mi sento di ringraziare il CUS Caserta per avermi fatto avvicinare a questa disciplina che in precedenza avevo praticato solo una volta. Le due vittorie conseguite sono state ovviamente fonti di soddisfazioni, anche grazie ai miei compagni, Clemente (Tecchia, ndr.) e Maura (Aveta, ndr.), entrambi fortissimi pur con caratteristiche diverse.”

Le vittorie ottenute sono state schiaccianti, praticamente senza storia…

“La vittoria non è mai scontata, anche nei tornei apparentemente abbordabili, perché non puoi mai sapere che tipo di avversario incontri in campo. Come dicevo, anche io stesso non avevo esperienza nel padel, eppure me la sono cavata abbastanza bene… Si può dire che il bello del padel è proprio questa sua accessibilità, nel senso che consente a tutti di giocare sin da subito, mentre il tennis resta più difficile nell’approccio, e non è detto che un principiante riesca a colpire la pallina…

Al netto comunque di sterili paragoni tra le due discipline, credo che la differenza maggiore sia data dalla presenza della vetrata, che incide proprio sulla posizione da assumere e sui movimenti da effettuare: ad esempio, in caso di smash, nel tennis scappi all’indietro, mentre nel padel devi correre in avanti, confidando appunto nel rimbalzo della pallina sulla vetrata.”

Parlami un po’ della gestione della vetrata.

“La gestione della vetrata è certamente un aspetto affascinante del padel, perché sei costretto a prendere decisioni difficili in pochissimo tempo, un pò come nella vita, un po’ come in tutti gli sport. Certo, la tecnica tennisitica di base può sempre aiutarti, ma alla parete bisogna abituarsi attraverso la pratica, e devo dire che in questo senso ho appreso tanto sia da Clemente che da Maura, e credo di aver stabilito un buon rapporto, se così si può dire, con la parete. Come si è visto nella finale del torneo all’Aeronautica, dove l’ho sfruttata molto di più.”

Mi tratteggi le differenze di gioco dei tuoi compagni di viaggio (e di vittorie)?

“Il gioco di Clemente si basa sulla potenza, con un’uscita a parete di alto livello; Maura invece punta di più sulla tecnica, attraverso un maggior controllo di palla. Diciamo che Maura sfrutta la sua esperienza tennisitica, mentre Clemente è un padellista puro.”

In una recente intervista il vice-presidente del CUS Caserta, Domenico Crispino, ha dichiarato che il tennis è “1000 volte più bello del padel”: ti ritrovi in questa proporzione?

“Sì! Magari se Domenico vincesse qualche torneo di padel abbassarebbe la soglia (ride, ndr.)! A parte le battute, io pratico il tennis da quando avevo 7 anni, quindi non potrebbe che essere così, e mi trovo d’accordo con Domenico. Forse nel padel, essendo in due, vi è una ripartizione equa delle responsabilità, mentre nel tennis, essendo solo, in caso di sconfitta sei costretto a viverti quel malessere per intero, senza poterlo dividere con nessuno.

Ma, a parte questo, le emozioni che mi regala il tennis restano impareggiabili. Anche solo vedere la terra rossa che invade i calzini rossi mi emoziona, per non parlare poi di tutte le dinamiche tecnico-tattiche, ma soprattutto psicologiche, che animano ogni singola partita di tennis.”

Tu ti alleni almeno tre volte a settimana, oltre ovviamente al prendere parte ai tornei, ciò comportando una naturale tendenza al miglioramento tecnico-tattico-fisico; tuttavia, a un certo punto, è inevitabile fare i conti con i propri limiti, confrontandosi con avversari più forti, se non ingiocabili. Questa condizione, propria del tennista, non rischia di essere frustrante?

“Se proprio non è frustrante, ci siamo vicini. Nel tennis troverai sempre qualcuno più forte o più in forma di te. Poi dipende anche dai momenti, non a caso è definito come ‘Lo sport del diavolo’. È la disciplina più mentale che esiste, ecco perché per non farsi sopraffare da sensazioni negative, è fondamentale non pensare agli avversari e concentrarsi solo su se stessi, senza dare troppo peso alle condizioni meteorologiche, al vento, o fattori esterni. Questo genere di approccio è fondamentale per poi farti accettare, nei limiti del possibile, la sconfitta, che inevitabilmente arriverà. Certo, a caldo perdere fa sempre male, ma bisogna sviluppare la capacità di accettazione del risultato negativo e la forza di guardare poi al torneo successivo e alla possibilità di rifarsi.”

Da questo punto di vista cosa ti ha dato l’esperienza tennistica ai Campionati Nazionali Universitari di Cassino? Lì il livello era alto…

“Livello altissimo. Molto più alto rispetto agli Open che vengono organizzati di solito, basti pensare che la testa di serie numero 1 era un 600 ATP, mentre io ho perso con il 1200 ATP: trovare già al secondo turno un avversario con una classifica così alta la dice lunga circa il livello della competizione.

Tuttavia è stata un’esperienza bellissima quella di confrontarsi con dei professionisti a tutti gli effetti, un’esperienza che porterò sempre con me. Anche il fatto di aver vissuto quei giorni di Cassino alla stregua di un professionista è un qualcosa che ti fa crescere e che puoi spendere a tuo vantaggio quando poi torni alla ‘realtà’, se così si può dire.

Inoltre per me è stato molto utile il confronto avuto a fine match con il mio avversario, Simone Cacciaputi, un’occasione in cui ho potuto apprendere qualche suggerimento relativo anche alle metodologie di allenamento, alla preparazione fisica. Insomma, questa esperienza dei CNU mi ha migliorato sotto diversi punti di vista.”

Sperino: “Adoro Fognini, ma in caso di concomitanza non ho dubbi: la ‘diretta’ la concedo alla Lazio, mia altra grande passione”

Adesso cambiamo sport e passiamo a un’altra tua grande passione: il calcio. In particolare mi interessa approfondire il tuo tifo per la Lazio, un qualcosa di originale per un campano.

“Eh, è una passione tramandata di padre in figlio: mio nonno l’ha trasmessa a mio padre e mio padre l’ha trasmessa a me, e si tratta di una passione che non c’entra nulla con il territorio in quanto mio nonno è campano e mio padre è sì nato ad Anagni, ma solo per caso. Mi rendo conto che è insolito tifare Lazio nella nostra regione, infatti a Capua ne saremo in totale tre, me compreso; tuttavia la Lazio me la porto dentro insieme al tennis.

La mia prima partita allo stadio l’ho vista a 10 anni, e da quel momento in avanti credo forse di aver addirittura incrementato la passione di mio padre, visto che ormai la nostra presenza congiunta allo stadio ha superato quota 100… E allo stadio, così come nel campo da tennis, le protagoniste sono sempre loro, le emozioni. Emozioni che prescindono dal risultato.”

A questo punto mi viene spontaneo chiederti: in caso di concomitanza tra un match di Fabio Fognini, tuo tennista preferito, e una partita della Lazio, a chi concedi la diretta e a chi la differita?

“Lo stile di gioco di Fognini mi emoziona nonostante il suo carattere, e da questo punto di vista viene subito dopo l”intoccabile’ Federer. In termini squisitamente emozionali, metto Fabio anche sopra Djokovic e Nadal, anche perché è l’unico tennista che mi ha tenuto sveglio alle 3 di notte per vedere una sua partita. Ma per rispondere alla tua domanda, ti dico che la diretta se la prende sempre la Lazio, è più forte di me. Solo dopo guardo eventualmente la registrazione del match di Fognini.”

Chiudiamo con uno sguardo al domani: gli studi di Giurisprudenza fanno pensare che ti aspetta un futuro da avvocato…

“Sì, vorrei diventare avvocato, anche per dare continuità allo studio avviato da mio padre. Questi però sono passi da fare a poco alla volta: per ora è importante chiudere il percorso di laurea. Certo, un domani potrei anche associare alla mia professione principale quella di maestro di tennis: non sarebbe male”.

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1° Torneo Universitario di Padel!

A cura di Luigi Fattore

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