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Calcio a 5, Russo: “Lo stile è una questione di responsabilità, nella vita mi piace osare”

CASERTA – Difende la porta del CUS Caserta da cinque stagioni e lo farà anche ai prossimi Campionati Nazionali Universitari. Federico Russo, studente di Medicina iscritto alla Luigi Vanvitelli, analizza il momento difficile che sta attraversando il team di Barbato, con uno sguardo concentrato sulla sfida di domani all’Aulario contro il Matese. Parlandoci anche di se stesso e del suo stile di vita.

Federico, cosa sta succedendo al CUS? Le ultime partite sono state quasi disastrose, i play off sono a rischio?

“Sì, c’è stata una netta decadenza da un punto di vista mentale da parte di tutta la squadra. La differenza di rendimento tra andata e ritorno è palpabile, e secondo me è dovuta ad un abbassamento della concentrazione. Ad inizio campionato, quando ottenevamo dei risultati importanti, l’entusiasmo era mille e l’accesso ai play off rappresentava l’obiettivo minimo. Oggi, con questa situazione che si è creata, non dico che i play off siano diventati impossibili, anche perché mancano ancora diverse partite, però certamente si fa più dura, questo sì. Ma se affrontiamo le sei sfide che restano da qui alla fine come fossero finali, ce la possiamo fare”.

La prima finale è in programma domani : all’Aulario arriva il Matese…

“Io ritengo che siamo una squadra forte, non siamo inferiori a nessuno: dobbiamo crescere dal punto di vista temperamentale, questo sì. Contro il Matese serve una prestazione all’insegna della concetrazione, della grinta, della voglia di mangiarsi gli avversari. Deve essere una partita di ripartenza. Solo così possiamo riacquistare fiducia in noi stessi e riprendere il cammino. Ci serve uno slancio, ecco. Se seguiamo i consigli del mister, che io stimo tantissimo, arriviamo lontano. Il Matese sta disputando un grande campionato e sono in un momento positivo, ma noi abbiamo ancora molto da dire. Dobbiamo recuperare lo spirito del girone d’andata e riprendere in mano la stagione”.

Tu provieni dal calcio a 11. Com’è stato adattarsi al contesto ben diverso del calcio a 5?

“Sì, io vengo dal calcio a 11. Ho giocato 15 anni nelle giovanili della Casertana e un anno con la Boys Caserta. Il passaggio è stato complicato. Si tratta sostanzialmente di sport diversi. Il calcio a 5 richiede un impegno, parlo della partita, molto più continuativo rispetto al calcio a 11, dove invece ti può capitare di restare inoperoso per tutti i 90′. Mentre nel calcio a 5 le sollecitazioni sono continue. In entrambi gli sport devi essere sempre concentrato, ovviamente, ma si tratta di concentrazioni diverse. Il calcio a 5 richiede grande iperattività, inoltre ci sono differenze anche sul piano tecnico-tattico, che risentono anche delle diverse dimensioni di campo e porta”.

Com’è il tuo rapporto con Stefano Di Stasio? Il mister Barbato vi considera due titolari e ha sempre speso parole lusinghiere nei confronti di entrambi.

“La mia prima esperienza di calcio a 5 è stata proprio con il  CUS 5 anni fa e fu proprio Stefano, grande amico prima ancora che compagno di squadra, ad aiutarmi nel passaggio dal calcio a 11 al calcio a 5. Stefano è un grande portiere di calcio a 5, tra noi c’è stima reciproca. Cerchiamo di migliorarci l’un l’altro, magari anche io gli ho insegnato qualcosa sul calcio a 11 (ride, ndr). Per quanto riguarda il mister, ti confermo che più volte ci ha ribadito la sua fiducia considerandoci alla pari e promettendoci che, a parità di allenamenti, avremmo giocato un tempo a testa: e così è stato. Il rapporto con il mister è splendido. Personalmente lo stimo tantissimo, perché è un allenatore preparato e una grandissima persona, di spessore. Per cui sono davvero orgoglioso della fiducia che ripone in me”.

Tu tieni molto allo stile, e sul tuo profilo Instagram campeggia la scritta “Elegance Style”. C’è un nesso tra l’essere portiere e il vestirsi con cura?

“La cura nel vestirsi bene è nata dalla scuola, io ho frequentato i Salesiani. Lì ho iniziato ad avere questo apprezzamento del vestiario. Diciamo che nella vita in generale mi piace la condizione di avere delle responsabilità, e in questo senso considero quello del portiere il ruolo più bello al mondo, perché un tuo errore può incidere negativamente sul risultato di una partita. Quindi giocoforza, per dare sicurezza ai tuoi compagni, certe volte devi essere disposto ad osare. Lo stesso approccio lo assumo quando mi vesto: mi piace osare, appunto. Ma non per mettermi in mostra, è solo un modo in cui si manifesta questa mia vocazione per le responsabilità. Del resto studio Medicina, e mi piacerebbe diventare neurochirurgo, un ruolo di estrema responsabilità. Ecco, l’elegance style per me è questo: carattere, personalità e responsabilità”.

Tu difenderai la porta del CUS anche nelle eliminatorie per i prossimi CNU (Torino 22-31 maggio). Cosa pensi del sorteggio (Potenza e vincente tra Salerno e Bari)?

“Negli ultimi anni Il livello dei CNU si è alzato in maniera esponenziale. Già nella scorsa edizione affrontammo partite ostiche, ad esempio con Pisa. Quindi sarà difficile già qualificarci. Non sarà scontato, ecco. Accedere alle final eight significa far parte delle squadre più forti d’Italia, da un punto di vista tecnico-tattico. Abbiamo perso un grande giocatore come Rosario Vigliotti, ma resto fiducioso. Bisogna puntare a vincere. Io sono un ragazzo che punta sempre al massimo. Perseguo il meglio. Potenza non la conosciamo, ma Bari e Salerno hanno una buona tradizione, per cui ci sarà da lottare. Ma siamo un bel gruppo, una grande squadra, e abbiamo in mister Barbato un grande condottiero”.

Intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta

 

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Ca5, Di Stasio: “Orgoglioso di far parte di questa famiglia. Con Federico (Russo) nessuna rivalità, ma stima reciproca. Lottiamo insieme per difendere i colori del CUS Caserta”

Prima di procedere con l’intervista già concordata, è lo stesso Stefano Di Stasio, uno dei portieri del CUS Caserta, a chiederci di voler fare delle dichiarazioni spontanee.

Prego, Stefano.

“Ci tengo innanzitutto a ringraziare il presidente Vincenzo Corcione per avermi dato l’opportunità, a distanza di tre anni, di tornare a far parte del CUS Caserta. L’anno scorso, quando giocavo nel Recale, ci furono delle incomprensioni tra me e il CUS ma che fortunatamente sono rientrate. Perciò, ripeto, voglio ringraziare il presidente e la società: mi sono sempre trovato bene, l’ho sempre considerata una famiglia e per questo ho accettato molto volentieri di ritornare”

A fine allenamento ti ho visto un po’ dolorante. Si tratta di qualche fastidio muscolare o semplice affaticamento? Il mister vi sta facendo lavorare parecchio…

“Sì, il mister Barbato ci fa lavorare duro per metterci nelle condizioni migliori per ottenere i 3 punti in ogni partita. Del resto non ha bisogno di presentazioni: il suo curriculum parla per lui, è un allenatore di altra categoria, con tutto il rispetto per la C2. Sono contento di essere uno dei suoi giocatori, perché anche se ho un’esperienza decennale voglio continuare a migliorare, e sotto la sua guida so che posso farlo. Per quanto riguarda il dolorino alla gamba che ho provato a fine allenamento, spero non sia nulla di grave: intendo esserci domani contro Cerreto”

Che partita vi aspettate?

“Loro non navigano in buone acque, ma questo non deve interessarci. Fino all’anno scorso erano un’ottima squadra. Si tratta di un campo difficile dove il pubblico riesce in qualche modo ad incidere: nella passata stagione raramente hanno perso in casa. Perciò, come tutte le partite di questo campionato, mi aspetto una gara ostica. In questa categoria non esistono partite abbordabili. Sono veramente tutte difficili e dall’esito mai scontato”

Qual è il tuo giudizio su questo inizio di stagione?

“Eravamo partiti benino mettendo insieme tre vittorie e una sola sconfitta, peraltro contro il Mondragone, la squadra che a mio avviso ammazzerà il campionato.  Poi c’è stato un black out e abbiamo pareggiato in casa con L’Oratorio San Ludovico e Acerra, nel mezzo la bruciante sconfitta di Alife. Qui ritorniamo al discorso di prima: non bisogna guardare la classifica, perché se si scende in campo con l’atteggiamento sbagliato si paga dazio contro chiunque. Dobbiamo giocare sempre al massimo delle nostre possibilità e fare in partita quello che ci chiede il mister durante gli allenamenti: seguendo lui otterremo sicuramente qualcosa”

Nell’ultima sfida, all’Aulario contro Acerra, hai giocato tutti i 40 minuti. Come vivete questa rivalità tu e l’altro portiere Federico Russo?

“Intanto posso dirti che non si tratta di una rivalità. Io e Federico ci conosciamo da quattro anni e ognuno di noi è consapevole dei pregi e dei difetti dell’altro. C’è stima reciproca. Certo, durante gli allenamenti diamo entrambi il massimo per difendere i colori del CUS, che è la cosa più importante. Il mister ci apprezza allo stesso modo, ci pone sullo stesso livello qualitativo, conoscendo bene le nostre caratteristiche. Per questo a inizio stagione ci disse che per lui eravamo tutti e due titolari e che avremmo disputato sempre un tempo a testa a parità di allenamento (presenza nelle due sessioni settimanali). Noi accettammo di buon grado questa situazione perché, ripeto, c’è stima e amicizia. E se anche dovesse capitare che qualcuno giochi qualche minuto in più dell’altro non importa: quello che conta è difendere al meglio la porta del CUS”.

intervista a cura di Luigi Fattore

Segreteria CUS Caserta